giacomo ricci

il codice ritrovato

mostra on-line


interventi di

Pasquale Belfiore, Agostino Bossi, Ludovico Fusco

 

Tento di mettere on-line la mostra in corso di svolgimento al Penguin Cafè a Napoli.

L'obbiettivo della mostra è quello di parlare ad un gruppo di amici che mi ha seguito, con grande affetto e stima, in questi ultimi anni, organizzando eventi ed esposizioni per me, costringendomi alla stampa d'arte, mostrandomi, insomma, affetto. Tempo fa giunsero anche a fondare una specie di gruppo che si chiamava "gli amici di giacomo" il che, potete ben capire, quanta gioia mi procurò. E' proprio da pochi, ho pensato, meritarsi una cosa del genere. Bene, non che il mio carattere favorisca queste iniziative, ma probabilmente, per un caso della fortuna, ho avuto amici che mi hanno sempre mostrato grande affetto e che apprezzano il mio lavoo. Se mi autorizzeranno, aggiungerò in fondo, i loro nomi con vero piacere.

Grazie al gruppo "gli amici di giacomo" ho tratto la consapevolezza e l'orgoglio del mio lavoro di artista, un artista un po' sui generis - difficilmente collocabile in qualche categoria già esistente - visto che non sono un paesaggista, non un ritrattista o un fumettista, un pittore di murales o un illustratore. Difficile dire che faccia l'architetto visto che solo ora mi cimento con progetti di un certo qual respiro Forse sono un professore di architettura ma se capace o assolutamente inaffidabile, ovviamente, non spetta a me dirlo. E allora?

I miei disegni sono paragonabili, per impegno, pazienza e tempo a quelli che tracciavano i monaci nei conventi fin dai tempi dell'alto medievo. Anche io cerco di scrivere i miei codici e le tavole che sotto aggiungo - che sono quelle presenti alla mostra - illustrano i codici.

Che cosa contengono i codici? Storie, divagazioni, sbariamienti, invenzioni, macchine senza senso, marchingegni, architetture improbabili, ma soprattutto storie, nient'altro che storie.

A cosa servono le storie? A nulla, ovviamente. Non fanno far soldi, non servono all'avanzamento dell'umanità, non permettono innovazione nè maggiore produttività o mercati fiorenti. Come tutta la produzione fantastico-immaginativa dell'uomo, non servono a nulla se non al sogno, per essere da qualche parte, con qualche significato, con qualcuno a godere di qualcosa.

Il gruppo de "gli amici di giacomo" è composto da:

Anna Gianfrano, Ludovico Fusco, Giuliano Percopo, Mitzi Marotta, Valeria Ruocco e Gustavo Pozzo.

Tutti ben contenti di essere ricordati

un particolare benvenuto a

Gregorio Rubino e Sergio Stenti

 

afa estiva

 

alba dalla cucina

 

catena estiva

 

ciò che si vede dalla camera da letto

 

 

città d'acqua

 

grande muraglia

 

la folla dinanzi ad una città verticale

 

palladiana

 

pensieri lontani

 

città allo specchio

 

teatro palladiano

 

una mano lava l'altra così lo sporco se ne va sui polsini


Il discorso su codici, linguaggi e disegni lo rimandiamo a dopo l'inaugurazione

per ora parliamo di:

Secchi, movimento ed altre amenità


"E' necessaria un'idea. Senza un'idea non si va avanti."

Il pensiero gli girava per la testa da tempo. Tanto insistente da rasentare l'ossessione.

Ma più si ostinava a pensare, più se ne stava a contemplare il vuoto. Si sentiva tanto Massimo Troisi che chiedeva al secchio di muoversi. L'oggetto, naturalmente, si guardava bene dallo spostarsi nonostante le suppliche e gli sforzi mentali. Ma di che tipo d'idea si trattava?

Perchè, come tutti sanno, anche le idee si suddivisono in categorie, classi, gruppi.

Ci voleva un'idea che conducesso fuori. Ma da cosa?

Perchè l'idea potesse sopraggiungere era, dunque, necessario definire lo spazio nel quale si trovava, per poterne,, poi, venir fuori.

Ma si trattava di uno spazio? O, forse, di un tempo? Conveniva non addentrarsi in disquisizioni di questo tipo: spazio e tempo sono dimensioni che possono giocare brutti scherzi all'immaginazione.

Ma, poi, perchè farsi venire un'idea?

Guardò il secchio, sì, insomma, l'idea di secchio che gli stava di fronte, nel suo pensiero rarefatto. Al secchio, si chiese, gli passa per testa un'idea?

Che sciocchezze! Il secchio non ha idee.

E se la sua idea fissa fosse di non avere idee?

E se si fosse convinto di non avere idee e di aver conquistato, in questo modo, la sua - come dire? - "secchità"?

"Cosicchè se io mi convincessi di non aver idee" si disse "sarei anch'io secchio (...) Ma io non ho bisogno di convincermi. Io non ho idee."

Stette un po' fermo. "Dunque" si sentì di concludere "se non ho idee sono un secchio. Ma a differenza di quel cretino che mi sta di fronte, posso muovermi."

E si mosse.

"Finalmente ci sono riuscito a farlo muovere" pensò il secchio, poi voltò le spalle e andò via, lasciandolo con un palmo di naso.

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