Le
opere di Giacomo Ricci richiedono un coinvolgimento ed una capacità
di lettura profonda che, sulle prime, incute un po' di soggezione.
Il quadro sopra riportato rappresenta il Fiordo. Intanto bisogna
rendersi conto della straordinaria pazienza, lenticolare, maniacale
con la quale queste opere sono costruite.
Una tecnica che in francese si chiama tachisme. E cioè
puntinatura. Bisogna dunque rendersi conto delle migliaia di
piccoli tratti che sono, ad esempio, soltanto nel fumo della
locomotiva.
Il titolo d'altro canto è tutto un programma: "quando
il treno arriverà a Furore", cioè mai.
Comprendiamo subito che si tratta di un atto infantile perpetrato
con la lucida consapevolezza di adulto per sfuggire alle ristrettezze
della realtà. Anche l'icona che rappresenta il treno
è una locomotiva di vecchi tempi, ma soprattutto ci suggerisce
la consistenza di un giocattolo di legno quelli che da piccoli
tiravamo con un pezzo di spago.
In queste opere non c'è soltanto il recupero della fantasia
infantile ma anche del patrimonio oggettuale che la sostanziava.
Ciò che colpisce ancora di questo quadro è la
sapienza esecutiva del rilievo del Fiordo e del Borgo dei pescatori
al suo interno.
Alcune considerazioni sulla tecnica ci fanno intendere come
anche su valori monocromatici si possano creare molteplici livelli
di profondità, ottenuti con la densità maggiore
o minore degli strati di reticoli puntinati; in questa maniera,
nonostante la classica durezza della penna, è possibile
ricostruire-suggerire il senso della plasticità dei corpi
e dei volumi.
Altro gioco è l'inserimento di un manichino- dichiaratamente
fuori scala - che suggerisce la presenza lontana dell'uomo,
un'allusione a qualche possibile presenza umana che, però,
non è dato rilevare.
Nino
D'antonio
(dalla
presentazione allo Spandituro del Fiordo di Furore - 3 settembre
2001)
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